Quattro carcasse di cinghiale rinvenute nel Comune di Riano sono risultate positive alla peste suina africana. La Regione Lazio ha quindi istituito una zona infetta che comprende, interamente o in parte, venti Comuni della Città metropolitana e i Municipi III e XV di Roma Capitale. L’ordinanza Z00005, pubblicata sul Bollettino ufficiale del 3 settembre, introduce misure immediate per limitare la diffusione del virus tra cinghiali e suini domestici. Il punto essenziale per la salute pubblica è chiaro: la peste suina africana non si trasmette alle persone né alle altre specie animali e non è una zoonosi.
Quattro positività confermate a Riano
Il Centro di referenza nazionale per le pesti suine ha confermato la presenza del virus in quattro carcasse trovate a Riano: una positività il 27 agosto e altre tre il 31 agosto. Dopo il primo riscontro sono state attivate le unità di crisi nazionale e regionale e definite le aree nelle quali rafforzare sorveglianza e biosicurezza.
L’ordinanza ha effetto dalla pubblicazione del 3 settembre 2026. Non segnala casi umani, perché il virus non infetta le persone. Il rischio riguarda invece la popolazione di cinghiali, gli allevamenti suinicoli e le possibili conseguenze economiche per produzione e movimentazione di animali e prodotti.
Dove si applicano le misure a Roma
Il perimetro regionale è delimitato a nord dal confine con la provincia di Viterbo, a est dalla Nomentana e da alcune strade provinciali tra Monterotondo e Mentana, a sud dal Grande Raccordo Anulare e a ovest dalla Cassia Veientana e dalla Cassia. L’elenco comprende venti Comuni e, per Roma, i territori dei Municipi III e XV.
L’inclusione del Municipio non significa che ogni strada o quartiere urbano sia sottoposto alle stesse limitazioni pratiche. I divieti rivolti alle attività ricreative riguardano le aree agricole e naturali comprese nella zona. Per conoscere il confine puntuale e le eventuali deroghe bisogna fare riferimento all’ordinanza, alla segnaletica installata sul posto e alle comunicazioni del Municipio, della Asl o dell’ente gestore del parco.
Picnic ed eventi nelle aree naturali
Nelle aree agricole e naturali della zona infetta sono vietati eventi e assembramenti all’aperto, compresi i picnic, salvo deroghe concesse dall’autorità sanitaria locale per esigenze comprovate e motivate. Prima di partecipare a una manifestazione o programmare una giornata in un parco del quadrante nord è quindi necessario verificare che l’iniziativa sia confermata e autorizzata.
L’ordinanza vieta inoltre di alimentare, avvicinare o disturbare i cinghiali. La regola riduce il contatto diretto e indiretto con animali potenzialmente infetti e aiuta a evitare che persone, scarpe, ruote o attrezzature trasportino materiale contaminato verso altre aree.
Cosa fare se si trova una carcassa
Una carcassa o un cinghiale moribondo non devono essere toccati, spostati o fotografati avvicinandosi. Il ritrovamento va segnalato utilizzando i riferimenti che Comuni, parchi e servizi veterinari devono indicare sulla nuova cartellonistica. Saranno Asl e Istituto Zooprofilattico a gestire prelievo, rimozione e smaltimento secondo procedure di massima biosicurezza.
All’uscita da aree agricole e naturali l’ordinanza raccomanda di disinfettare scarpe e ruote dei veicoli. I Comuni devono anche impedire ai cinghiali di accedere ai rifiuti e ottimizzare il posizionamento dei contenitori, perché resti alimentari e cassonetti accessibili favoriscono la presenza degli animali vicino alle zone abitate.
Caccia, controllo e allevamenti
Nella zona infetta è vietata la caccia al cinghiale in tutte le forme. Restano possibili, soltanto previa autorizzazione dell’autorità competente, interventi di controllo con prelievo selettivo senza cani o cattura tramite trappole, applicando le prescrizioni di biosicurezza. Caccia ricreativa e controllo sanitario della popolazione non sono quindi la stessa attività.
Le Asl Roma 1, Roma 4 e Roma 5 devono censire gli allevamenti commerciali e familiari, verificare eventuali strutture non registrate e controllare anche i suini detenuti per finalità non produttive. Per gli allevamenti all’aperto o esposti al contatto con cinghiali possono essere disposti confinamento, barriere, limiti agli spostamenti e, nei casi valutati necessari dall’autorità veterinaria, macellazione o abbattimento preventivo.
Cosa non cambia per le persone
La peste suina africana non si trasmette agli esseri umani attraverso il contatto con gli animali né attraverso gli alimenti. Le precauzioni non servono a proteggere le persone da un contagio, ma a impedire che il virus venga trasportato meccanicamente e raggiunga altri cinghiali o suini domestici.
Non sono previste chiusure generalizzate dei Municipi III e XV né limitazioni ordinarie agli spostamenti urbani. Chi frequenta aree verdi deve però rispettare cartelli e divieti, non lasciare cibo, non avvicinare i cinghiali e controllare gli aggiornamenti ufficiali, perché il perimetro e le misure potranno essere modificati in base all’evoluzione epidemiologica.
Verifica, fonti e fotografia
MyRoma ha verificato l’aggiornamento alle 18:55 di giovedì 3 settembre 2026. La fonte principale è l’ordinanza Z00005 della Regione Lazio, pubblicata sul Bollettino ufficiale numero 71, supplemento 1. ANSA conferma le quattro positività a Riano, il coinvolgimento dei Municipi III e XV e le principali prescrizioni operative.
La fotografia è un’immagine di archivio del 2023 e mostra una femmina di cinghiale trovata nel Parco dell’Insugherata, nel Municipio XV. La descrizione del file indica una probabile morte per peste suina africana, ma non documenta i quattro casi del 2026 a Riano e non viene presentata come prova dell’attuale focolaio. L’autore è Bizarria; il file è pubblicato su Wikimedia Commons con licenza CC BY-SA 4.0.



